COMUNICATO N° 21

INIZIAMO QUI LA RASSEGNA STAMPA RIGUARDO IL NUOVO DISCO.

MANO A MANO CHE SI AGGIUNGERANNO RECENSIONI O INTERVENTI (SPERIAMO NUMEROSI) LA AGGIORNEREMO.

http://www.crudiezine.it/musica-lattivismo-dei-p38punk-ne-la-morte-delle-nazioni/

http://www.romasuona.it/p-38-punk-siamo-figli-degli-anni-70/

http://crapziness.blogspot.be/2017/06/p38punk-la-morte-delle-nazioni.html

http://adios-lili.blogspot.it/2017/06/p38-punk-comunista-roma.html

https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2017/06/surreale-p38punk-25oclock

http://xundisputedattitudex.blogspot.it/2017/06/p38punk-la-morte-delle-nazioni.html

COMUNICATO N° 20

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DEI LAVORATORI RILASCIAMO LA SECONDA TRACCIA DAL NUOVO DISCO “LA MORTE DELLE NAZIONI”

A TUTTI E TUTTE BUON PRIMO MAGGIO!

PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI! NULL’ALTRO AVETE DA PERDERE SE NON LE VOSTRE CATENE!

 

marx-lenin

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COMUNICATO N° 19

PRIMO RILASCIO DAL NOSTRO NUOVO DISCO “LA MORTE DELLE NAZIONI”

QUESTO è IL NOSTRO REGALO PER VOI PER QUESTO 25 APRILE!

A TUTTI E TUTTE BUONA LIBERTà

25ann

P38PUNK – LA MORTE DELLE NAZIONI

Il 26 settembre 1991, quasi per gioco iniziavamo il nostro viaggio con e nei p38punk.

Da allora sono passati ben 25 anni, un quarto di secolo!

Numerosi amici e numerose trasformazioni hanno tracciato il percorso di questo nostro progetto che partendo dall’idea semplice di quattro ragazzi e una band, si è evoluto nella sua forma finale di gruppo/collettivo che da sempre ha propugnato con una certa dose di autoironia la sua “via musicale al socialismo” con caratteristiche proprie, fondendo in maniera inscindibile espressione artistica, sfogo liberatorio e militanza sociale.

Per celebrare questo traguardo abbiamo realizzato questo lavoro, pensato fin dal concepimento come la nostra prima volta su vinile.

Un sopravvissuto (il vinile) più volte dato per morto, ma sempre lì… un po’ come noi!

A spingerci verso questa scelta il desiderio nostalgico di ricordare le nostre radici, la nostra scoperta della musica, fatta di ascolti collettivi intorno al giradischi.

Ma anche la consapevolezza che il disco vuole essere un momento di riflessione sul tracciato politico, umano e musicale di questi 25 anni.

la morte delle nazioni”:

Sei tracce, rispettando una nostra tradizione consolidata negli altri lavori, fin dai primi demo su MC.

Cinque brani registrati ex novo, più la bonus track “fischia il vento” uscita come singolo nel 2009.

Il tutto diviso in tre sezioni tematiche da due brani l’una.

Due cover, due reboot e due pezzi inediti.

Le due rivisitazioni sono la già citata “fischia il vento” e “l’internazionale”.

Brani di proprietà collettiva, beni comuni ormai che sono anche alla base delle nostra storia e della nostra anima.

Completamente rimaneggiate, mantengono inalterati i testi delle rivolte operaie e popolari per sposarsi con delle musiche che raccontano la ribellione del punk nelle sue diverse declinazioni.

Le due cover, rispettivamente “new york” dei decibel e “spara jurij” dei cccp, pur non tralasciando delle tematiche di fondo, hanno la pretesa di parlare più di noi, dei nostri gusti e delle nostre sensibilità.

Siamo figli degli anni ’70 e come tali il nostro orecchio musicale si è formato in quel decennio magico che va dal 1979 al 1989.

All’interno dei p38punk i gusti sono diversissimi, ci piacciono le cose più disparate, in alcuni casi persino diametralmente opposte.

Eppure, grazie alla sperimentazione e alla prassi del collettivo come struttura di gruppo, siamo riusciti a rendere le differenze una ricchezza, fondendo anche ciò che all’apparenza sembrava inconciliabile.

Ecco quindi che nelle due cover, pur avendo voluto mantenere una minima fedeltà agli originali, emerge l’attitudine sincretica che ci ha permesso di durare ed evolverci.

Oltre che ai legittimi autori dei brani, abbiamo voluto rendere nella nostra interpretazione anche un omaggio a ciò che ci ha formato.

Dai sex pistols, ai dead kennedys, germs, passando per cccp, nina hagen, ramones, nabat.

Il punk inglese, tedesco, italiano, americano e chi più ne ha più ne metta.

Impossibile trovare un modello dominante.

Una linea di cui siamo fieri e orgogliosi… perché è la nostra linea!

Un discorso che si ripete anche nei due inediti “intervento umanitario” e “mozgovoi” che riagganciandosi a “spara jurij“ formano però il nucleo più prettamente politico di tutto il lavoro.

Un lungo filo rosso in tre tappe che parte (spara jurij) dal crollo dell’URSS nel 1991 operato dal democratico Eltsin che, infischiandosene di un referendum in cui il 76% dei cittadini si espresse per il mantenimento dell’unione, distrusse una nazione, facendo contemporaneamente bombardare un parlamento regolarmente eletto che aveva la colpa di non essergli docile.

Arriviamo quindi con “intervento umanitario” al 1999 con l’inizio della dottrina della democrazia esportata.

Le meravigliose sorti progressive della società globalizzata sotto il vessillo del libero commercio cominciano a dare qualche segno di stanchezza. Alcuni popoli sono titubanti nell’adottare il mercato come soggetto di riferimento unico, ancor di più a cedere le proprie risorse ai consigli di amministrazione delle multinazionali e allora vanno convinti a suon di bombe.

La prima grande guerra squallidamente paludata di nobili motivazioni umanitarie. Quella contro la Jugoslavia.

L’occidente dismette i panni dell’amichevole missionario e indossato il pugno di ferro della NATO è intenzionato a far capire a milioni di persone chi è che comanda e che l’unica libertà che viene a recare in dono è quella di poter continuare a perseguire i propri interessi.

L’illusione umanitaria è una menzogna che si racconta solo ad esclusivo uso e consumo della propria coscienza.

Una fiera delle atrocità, quella dell’allargamento ad est di un occidente che strangolato da una crisi sistemica senza precedenti diventa via via più aggressivo, sfacciato e talmente disperato da rischiare un conflitto nucleare per qualche punto percentuale in più sul bilancio di fine anno.

Ma i tempi sono cambiati, l’ingranaggio della macchina esportatrice di democrazia non è più oliato a dovere dal denaro e il volume di capitali degli anni ’90 è solo un ricordo.

In Ucraina, nel 2014, per la prima volta qualcosa non funziona.

Il copione doveva essere lo stesso di sempre.

Appoggiarsi ad elementi politici compiacenti, in questo caso una compagine sfacciatamente neonazista per instaurare in un clima di conflitto qualche debole regime facilmente ricattabile.

Ma per la prima volta succede l’impensabile!

Popoli liberi del Donbass rifiutano di sottomettersi e proclamano delle repubbliche popolari che si ispirano a valori socialisti, rivendicando il diritto di scegliere un altro modello di sviluppo.

Uomini e donne comuni, senza master ad Oxford o studi in qualche prestigiosa università americana.

Non statisti, non eroi, non conquistatori.

Persone qualunque, tra le quali la voce più forte è stata senza dubbio quella del comandante Mozgovoi che per primo ha difeso, armi alla mano, il principio che l’essere umano non è una merce, che il noi vale più dell’io e che la propria realizzazione non può essere perseguita sfruttando altre persone.

Una follia in un mondo come quello che ci hanno imposto in questi anni, in cui tu sei ciò che hai.

Una follia in grado di riaccendere la speranza però.

A lui, barbaramente ucciso in un attentato, da chi non osava affrontarlo sul campo di battaglia dedichiamo l’ultimo brano di questo disco intitolato per l’appunto “mozgovoi”.

P38PUNK – FEDELI ALLA LINEA!